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CIMICE ASIATICA: COME RICONOSCERLA E QUALI DANNI PROVOCA ALLE COLTIVAZIONI

IT adama cimice blog

Cos’è la cimice asiatica? Come è possibile riconoscerla? Quali danni provoca in particolare sulle colture del melo e del pero? Indispensabile, prima di contrastare una problematica in agricoltura, è la conoscenza della stessa, delle modalità di diffusione e dei possibili danni che può arrecare alle coltivazioni. Ecco pertanto tutte le informazioni inerenti alla problematica della cimice asiatica che da anni in Italia tende a infestare sempre più aree agricole.

La cimice asiatica, conosciuta anche come cimice marmorata o come Halyomorpha halys, è un insetto appartenente alla famiglia delle Pentatomidae. È originario di Cina, Giappone e Taiwan ed è stato introdotto accidentalmente in occidente prima negli Stati Uniti e, dal 2012, è giunto anche in Italia. L’aspetto di questo insetto è pressoché simile a quello della classica cimice verde solitamente presente nelle nostre aree, la principale differenza sta nella colorazione bruna sulla parte superiore e sul lato inferiore, con toni di grigio, bianco sporco, nero e rame. Inoltre la cimice asiatica presenta sotto il pronoto cinque bande chiare, le antenne hanno striature bianche e nere, l’addome è circondato da un’orlatura bianca e nera, le zampe presentano bande bianche e nere e la parte membranosa e trasparente delle ali è caratterizzata da macchie nere e di forma allungata.

Questo insetto è estremamente infestante e polifago, è capace di danneggiare frutteti e ortaggi andando conseguentemente a condizionare le produzioni agricole.

In Italia questo fitofago colpisce e danneggia tantissime coltivazioni e frutteti, in primis pereti e meleti, ragion per cui è indispensabile agire con controlli periodici per monitorare attentamente la situazione e studiare sistemi di difesa in grado di contenere i danni legati alla presenza di questo insetto.

Cimice asiatica: le caratteristiche dell’insetto che dal 2012 è arrivato in Italia

I primi esemplari di Halyomorpha halys sono stati ritrovati nella provincia di Modena nel 2012. In seguito a questa scoperta è partito poi un programma di ricerca scientifica, sperimentazione e monitoraggio coordinato dal Dipartimento di scienze della vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dal Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna.

Dagli studi effettuati si sono potute evidenziare alcune caratteristiche legate a questo insetto e alla sua estrema pericolosità per le colture:

  • La cimice asiatica è una specie molto invasiva, in quanto essendo una novità all’interno del nostro ambiente, è ancora nella fase epidemica. Questo perché la natura stessa non è ancora riuscita a trovare contromisure idonee a limitarne la diffusione data la sua recente introduzione
  • È una specie altamente polifaga, nonostante abbia preferenze per alcune colture, come quelle di melo e pero, si alimenta anche di altre specie vegetali, spontanee e ornamentali
  • Ha una elevata capacità riproduttiva deponendo a più riprese gruppi di 28 uova. Secondo gli studi si stima che una cimice asiatica femmina sia in grado nel corso della sua vita di originare fino a 400-500 insetti
  • Gli individui di cimice asiatica sono dotati di elevata mobilità, in quanto pare siano in grado di volare per chilometri alla ricerca di nuove forme di cibo
  • È un insetto dalla spiccata longevità, fino a un anno di vita, anche in presenza di campi trattati
  • Questo fitofago è dannoso in ogni stadio, sin dal secondo stadio di sviluppo l’insetto è in grado di raggiungere rapidamente le colture per nutrirsi
  • La cimice asiatica è attratta dai frutti, andando pertanto a causare danni direttamente sul prodotto, senza lasciare margini di difesa alla pianta.

Tenendo in considerazione tutti questi fattori è pertanto facile comprendere quanto sia consistente il rapporto danno/insetto, ragion per cui risulta indispensabile monitorarne la presenza sul territorio.

Esistono inoltre aspetti territoriali che favoriscono la proliferazione di questo insetto. La vicinanza a siti di svernamento, ovvero case, fabbricati e rustici, ma anche pali, cortecce e materiali accatastati, considerati un riparo ideale per questo agente e dove lo stesso si riproduce. Vicinanza a fonti di infestazione, ovvero le aree di campo più colpite, nonché a piante particolarmente attrattive, quali corniolo, frangola, prugnolo, sanguinello, nocciolo, aceri e frassini. Anche gli appezzamenti frammentati favoriscono il proliferare della cimice asiatica, in quanto la presenza di differenti colture riduce la difesa delle stesse in merito agli attacchi da parte del fitofago, nonché la varietà a disposizione risulta una fonte di attrazione per questo insetto. In ultimo la vigoria delle piante aumenta il rischio di attacchi da parte della Halyomorpha halys, pare infatti che prediliga chiome alte e lussureggianti.

Quali danni provoca la cimice asiatica sulle coltivazioni?

Da quando nel 2012 è arrivata in Italia e grazie ad un costante monitoraggio, si è potuti arrivare a comprendere il volume di danno provocato dalla stessa sulle colture colpite. In particolare nel 2014 si è stimata una perdita superiore al 50% in alcuni frutteti colpiti dal fitofago. L’espansione della popolazione di cimice asiatica soprattutto nel nord Italia, ha reso questa problematica una delle principali a danno degli agricoltori, arrivando a considerarne la presenza addirittura devastante.

I danni principali sono quelli alle colture di pero e melo, ma non mancano poi quelle alle piante di pesco, ciliegio, albicocco, agrumi, olivo e pomodoro. Il problema inoltre è rappresentato dall’inarrestabilità di tale diffusione che non accenna a fermarsi, ma al contrario raggiunge picchi massimi nei periodi primaverili compresi tra aprile e giugno, con un successivo picco tardivo delle forme di insetto più adulto dopo la seconda metà di agosto.

Per riconoscere per tempo la presenza di cimice asiatica in una coltura è bene specificare che sia gli esemplari adulti che quelli giovani tendono a nutrirsi di tutte le parti epigee delle piante, andando a pungerle ripetutamente per trarne nutrimento.

I principali danni visibili riscontrati includono pertanto:

  • Cascola dei frutti
  • Deformazione e decolorazione esterna dei frutti, con indurimenti in corrispondenza della zona della puntura
  • Depressioni, aree necrotiche, suberificazioni e deliquescenza della polpa.

In considerazione di questi fattori quindi risulta chiaro come i frutti colpiti da questo insetto non siano più commercializzabili sul mercato, sia per il danno estetico che per l’impossibilità di consumarli in quanto ne risulta alterata la qualità. Questo fattore si traduce conseguentemente in una perdita economica ai danni dell’economia agricola italiana

Pubblicato da Adama Italia

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