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Diabrotica, larve di nottue ed elateridi

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Diabrotica, larve di nottue ed elateridi sono i principali insetti colpevoli di ingenti perdite alle coltivazioni di mais.

Queste ultime infatti sono periodicamente esposte a differenti famiglie di parassiti in funzione anche della localizzazione delle stesse. Diabrotica, larve di nottue ed elateridi rappresentano i principali rischi a cui vengono esposte queste colture, ragion per cui nei prossimi paragrafi parleremo dei singoli insetti, delle loro caratteristiche e della tipologia di danno arrecato alle piante colpite.

Schermo 0.5 G: geoinsetticida contro le larve di diabrotica

Diabrotica

La diabrotica (Diabrotica virgifera virgifera) è un insetto originario degli Stati Uniti e appartenente all’ordine dei coleotteri. Questo parassita che colpisce quasi esclusivamente le piante di mais, è arrivato in Europa nel 1992 in Serbia in prossimità dell’aeroporto internazionale di Belgrado. Da qui la diffusione è proseguita poi in molte altre nazioni del vecchio continente fino a raggiungere l’Italia nel 1998 dove venne rilevato nei pressi dell’aeroporto di Venezia. Nel giro di poco tempo questo parassita è poi comparso in Lombardia, Piemonte, Friuli ed Emilia Romagna.

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La diabrotica compie una generazione all’anno, sverna come uovo che inizia a schiudersi da metà maggio, anche se il picco delle nascite solitamente viene registrato attorno a metà giugno. Le larve, grinzose e biancastre, con capsula cefalica bruna e sei zampe, si muovono sul terreno e trovano nutrimento nelle radici del mais e di alcune graminacee. Il loro sviluppo ha la durata di un mese, prima che le stesse raggiungano una lunghezza variabile dai 10 ai 18 millimetri. In seguito a tre stadi larvali nel terreno si forma la pupa, molliccia e biancastra.

Gli adulti del crisomelide sono lunghi circa 5/6 millimetri e sono caratterizzati da una colorazione di fondo giallo carico con elitre più corte sull’addome, oltre a tre strisce longitudinali scure. Questi sfarfallano nel periodo estivo nutrendosi di foglie e stimmi. Trascorsa una settimana, solitamente nel mese di agosto, avviene l’accoppiamento e gli esemplari femmina depongono le uova nel terreno a una profondità di circa 15 centimetri.

I sintomi che evidenziano la presenza di diabrotica nelle coltivazioni di mais non sempre sono riscontrabili con facilità. Le larve inizialmente tendono a nutrirsi delle radichette scavando gallerie nelle radici di dimensioni maggiori. In questo caso la pianta viene danneggiata presentando difficoltà nello sviluppo, rendendola anche più soggetta ad allettamenti che riducono la capacità di assorbimento dell’acqua e delle sostanze nutritive. Nelle colture di mais altamente infestate è inoltre possibile rilevare piante a collo d’oca, ovvero esemplari allettati che tendono a sollevarsi dal suolo curvandosi e formando gomiti. Inoltre, le piante colpite, possono essere estratte dal terreno con estrema semplicità.

A partire dal 2000 sono state emanate norme per la lotta obbligatoria a questo insetto e attualmente risulta in vigore il D.M. dell’8 aprile 2009 che obbliga all’esecuzione di controlli sistematici in tutte le aree del territorio italiano ove vi è rischio che la diabrotica possa proliferare, con conseguente monitoraggio delle zone dove la stessa viene rinvenuta.

Nelle aree in cui viene evidenziata la presenza dell’insetto, ovvero le cosiddette “aree focolaio” dovranno essere eseguiti interventi obbligatorio, con istituzione anche della “zona di sicurezza” nei comuni limitrofi al rinvenimento.

Trattandosi di un insetto che colpisce esclusivamente le coltivazioni di mais, abbandonare la pratica della monosuccessione abbinata ad altre pratiche agronomiche, quali le lavorazioni estive del terreno e l’uso preferenziale di ibridi a radici profonde, potrebbe rendere più difficoltosa la sopravvivenza del crisomelide e limitare conseguentemente i danni provocati dalla diabrotica.

Schermo 0.5 G: geoinsetticida contro le larve di diabrotica

Larve di nottue

Nell’Italia centro meridionale e nelle isole le nottue sono una classe di insetti che tende a colpire maggiormente le coltivazioni di mais. Tra queste spiccano la Sesamia cretica e la Sesamia nonagrioides.

 

La Sesamia cretica è identificabile per la colorazione delle ali anteriori grigio-giallastre tendenti al rosa e con un punto nero discale, quelle posteriori biancastre con nervature e le antenne, negli esemplari maschi, dotate di ciuffi e setole su ogni polo degli antennomeri. Questi insetti possono raggiungere 30/40 millimetri di apertura alare e depongono uova dalla forma subsferica, appiattite ventralmente e con diverse solcature biancastre inizialmente e rosate in fase avanzata di sviluppo. La larva nata da queste uova ne assume il medesimo colore, con capo e scudo pronatale giallo-rossastro. Giunto a maturità l’insetto raggiunge una lunghezza complessiva di 30/40 millimetri.

Questa tipologia di larva nottua sverna negli stocchi rimasti nel terreno e l’incrisalidamento avviene nel periodo primaverile. Gli adulti invece volano da fine aprile fino a inizio giugno. Le femmine sono in grado di deporre centinaia di uova e le larve fuoriescono dalle stesse dopo 10-14 giorni dalla deposizione. Inizialmente queste sono in grado di compiere erosioni sulle foglie e solo a metà luglio riescono a penetrare nel fusto della pianta. A questo punto si incrisalidano in prossimità dell’ascella fogliare sfarfallando tra luglio e agosto. Le uova di questa seconda generazione originano poi larve in grado di attaccare anche le spighe e le pannocchie.

La Sesamia nonagroides ha la medesima apertura alare della Sesamia cretica e gli insetti sono dotati di ali anteriori color ocra chiaro con tratto longitudinale bruno lungo il bordo inferiore. Negli esemplari maschi le antenne sono bipettinate. Le uova di questa varietà sono striate longitudinalmente che da bianche assumono un colore roseo nella fase avanzata dello sviluppo. La larva che nasce dalle stesse assume una colorazione rosa-giallastra con capsula cranica e placca protoracica bruni. A maturità la stessa raggiunge la lunghezza di 30/40 millimetri.

Sverna come larva nei residui colturali di campo e i voli iniziano tra aprile e maggio, mentre nelle zone più calde anche tra fine marzo e inizio aprile. Gli adulti vivono circa una settimana e le uova vengono deposte sotto le guaine fogliari e sono circa 200/300 anche se alcuni esemplari femmina riescono ad arrivare anche a 700/800. Lo sviluppo embrionale è strettamente connesso alla temperatura e si conclude in 10-14 giorni. Le larve dalle guaine fogliari risalgono poi verso il nodo superiore e penetrano nel culmo e nella spiga una volta giunte al quarto stadio. La seconda generazione nasce dopo un’incubazione di soli 7 giorni e solitamente supera l’inverno.

I danni provocati dalle larve di nottue sono legati strettamente alle erosioni fogliari e, dopo la prima muta, penetrano nello stelo dove scavano vere e proprie gallerie nell’area midollare. Inoltre possono perforare le inflorescenze arrivando fino alla spiga riducendo la resa di granella della stessa. Evitare la monosuccessione di mais e sorgo potrebbe rappresentare una soluzione contro la proliferazione di questi insetti.

Schermo 0.5 G: geoinsetticida contro le larve di diabrotica

Elateridi

Coleotteri polifagi della famiglia degli elateridi, Agriotes lineatus, litigiosus, sputator, obscurus e ustulatus sono i principali nemici delle colture di mais. Conosciute volgarmente anche come ferretti per la somiglianza delle larve a piccoli fili di ferro, attaccano semi in fase di germinazione e, solo in seguito, la parte interrata del culmo portando alla morte della pianta stessa.

Le larve avviano la loro attività all’inizio della primavera, durante le fasi di sviluppo del mais, quando il livello di umidità del terreno risulta ottimale. Il ciclo di sviluppo degli elateridi si completa in più anni, durante i quali le larve salgono negli strati superficiali del terreno in primavera e autunno per poi ridiscendere in profondità in estate e inverno.

Le coltivazioni di mais più esposte ad attacchi da parte di elateridi sono quelle successive a colture di medica e prato polifita, nonché in terreni arati nel periodo autunnale. I principali danni provocati comprendono erosioni sugli organi ipogei delle piante più giovani dove viene danneggiato l’apice vegetativo cagionando il disseccamento della foglia apicale. In seguito tutta la pianta sarà soggetta a disseccamento generando fallanze nelle coltivazioni.

Per evitare la proliferazione di questi insetti evitare colture in successione a prati stabili per almeno due stagioni potrebbe risultare utile, così come rompere il prato prima di seminare in modo che gli esemplari di elateridi presenti finiscano in profondità risultando innocui.

Pubblicato da Adama Italia

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