ECCELLENZE SULLA TAVOLA: LE MELE DEL PIEMONTE

ADAMA MELE

Quando si parla di eccellenze culinarie piemontesi una citazione d’onore spetta senza ombra di dubbio alle mele. Da sempre questa regione ospita alcune delle principali aree italiane destinate alla coltivazione di questi frutti e, ad oggi, nella sua produzione annovera anche una serie di “mele antiche” d’eccellenza e di estremo valore.

La coltivazione delle mele in Piemonte non è soltanto una consuetudine favorita dalla conformazione del territorio, ma una vera e propria tradizione che si tramanda di generazione in generazione allo scopo di preservare anche le varietà più antiche. Le principali zone destinate a questa coltura includono le aree di Torino, Cuneo e Biella, ognuna delle quali propone varietà proprie e legate alla storia del territorio.

Nella zona di Torino, e più precisamente tra Pinerolo, Verzuolo nel Saluzzese e Cavour esiste la vecchia “strada delle mele”, un’area nella quale vengono coltivate varietà antiche e dalla caratteristica rugginosa, ovvero ruvide esternamente al tatto. Queste differenti varianti vanno a creare il gruppo delle cosiddette antiche mele piemontesi, nelle quali rientrano:

  • Grigia di Torriana
  • Carla
  • Runsè
  • Dominici
  • Magnana
  • Cavilla bianca
  • Buras
  • Gamba fina.

Questi prodotti vengono considerati tipici torinesi e preservati per le loro caratteristiche organolettiche di pregio che li rendono idonei all’impiego nella preparazione di piatti specifici oppure originari di quest’area (cotte, al vino, nelle crostate e nel pane).

Nella zona di Biella troviamo invece le mele autoctone del biellese, anch’esse caratterizzate dalle origini antiche e attualmente preservate perché rare e di qualità eccelsa. Queste varietà di mele sono impiegate anche nella preparazione del tipico succo di mela piemontese. Per queste cultivar, la coltivazione è limitata ad alcune aree della provincia e include le varietà:

  • Pum d’la biula
  • Dosc Piàt
  • Piatlin
  • Rigadin Piantassùn
  • Pum d’Aràm
  • Dosc Dur
  • Partùs
  • Ruzg-nént

La vera protagonista delle colture piemontesi: la mela rossa di Cuneo IGP

Il posto d’onore per quanto concerne le mele prodotte in Piemonte è invece rappresentato dalla mela rossa di Cuneo IGP, varietà esportata in tutta Italia e all’estero, caratterizzata da una colorazione lucida dovuta alla costante presenza di brezze montane a senso alternato mattina-sera e coltivata esclusivamente nelle aree tra Torino e Cuneo, tra 280 e 650 metri sul livello del mare.

La mela rossa di Cuneo IGP è presente sul mercato a partire dalla seconda metà di agosto sino alla primavera inoltrata, ed è in grado di mantenere inalterata la sua qualità grazie all’impiego di specifici fitofarmaci impiegati per il diradamento del melo.

Per ottenere la certificazione come mele rosse di Cuneo IGP, queste devono imprescindibilmente appartenere a specifiche varietà:

  • Gala: caratterizzate da una buccia rosso intenso e venoso e dalla polpa bianco crema, tessitura fine e consistenza croccante e dolce
  • Fuji: con buccia variabile da rosso chiaro a intenso, polpa bianco o bianco panna, tessitura fine, consistenza soda, croccante, dolce e molto succosa
  • Red Delicious: colorazione della buccia rosso intenso e venoso, con polpa bianca o bianca crema e venature verdi chiaro, consistenza fondente e succosa
  • Braeburn: con la buccia di tonalità variabile dal rosso arancio al rosso intenso e striato, polpa bianco o bianco crema, tessitura fine, consistenza croccante, succosa e molto aromatica

La mela rossa di Cuneo IGP è una delle più richieste sul mercato perché si ritiene che, data la certificazione, la sua provenienza sia sicura e rigorosamente italiana. Inoltre, grazie all’influenza delle montagne, e quindi di aria e acqua pura, pare che queste varianti contengano una percentuale più elevata di antiossidanti naturali. Tale peculiarità è naturalmente legata anche alla coltivazione rigorosa e attenta, legata appunto al disciplinare IGP.

Per la coltivazione della mela rossa di Cuneo IGP è consentito l’impiego di soli fitofarmaci di un certo livello, prodotti secondo specifici standard ma soprattutto sicuri sia per il prodotto finito che per l’ambiente circostante. Questi agrofarmaci non vanno ad alterare o danneggiare le caratteristiche organolettiche del frutto, né tanto meno ad inquinare, bensì si identificano come alleati nell’esecuzione di alcune operazioni, in primis il diradamento, che altresì dovrebbe essere eseguito manualmente comportando un notevole aumento di costi e tempistiche. L’impiego di questi fitofarmaci consentirà inoltre di migliorare la qualità complessiva del raccolto, aumentandone anche la durevolezza per una distribuzione sul mercato anche nel periodo primaverile, ossia diversi mesi dopo la raccolta delle mele.

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