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PATOLOGIE FUNGINE DEL PERO

IT ADAMA Patologie Fungin

Quali sono le malattie fungine del pero? Come riconoscerle? Ma soprattutto, quali danni possono arrecare alla pianta e ai frutti? In questo articolo cercheremo di fornire un quadro delle più comuni patologie ai danni del pero, i fattori predisponenti la malattia e la loro sintomatologia, al fine di poterle riconoscere e attuare un’adeguata strategia di difesa.

Prima di introdurle è utile fare alcune considerazioni legate al contesto pericolo nazionale. Negli ultimi anni infatti lo scenario è cambiato molto. Da un lato, si è assistito ad una notevole concentrazione di impianti specializzati in poche aree altamente produttive; dall’altro, si è verificata una recrudescenza di malattie tradizionalmente presenti, aggravato dalla diffusione di nuove “specie aliene” e alla riduzione di sostanze attive disponibili per la difesa.

In un quadro così complesso e articolato, il riconoscimento della malattia in campo supportato da un’accurata gestione agronomica e difesa chimica è fondamentale per non pregiudicare il raccolto.

Malattie fungine del pero: riconoscerle per poterle gestire al meglio

Di seguito sono riportate le malattie fungine più comuni del pero in grado di manifestarsi nel corso delle diverse fasi fenologiche colpendo in forma più o meno grave, a seconda dell’infezione, gli organi della pianta. Verrà nello specifico trattato l’aspetto legato alla sintomatologia, nonché al potenziale danno che queste malattie possono arrecare alla coltura.

Maculatura bruna del pero

La maculatura bruna del pero è una delle più pericolose avversità del pero, in grado di causare danni economici rilevanti sulle varietà maggiormente sensibili (come Abate Fétel, Conference, Passa crassana e Decana del Comizio). I primi casi sono stati descritti in Emilia Romagna a metà degli anni ‘70. In seguito, la malattia si è diffusa anche ad altre regioni italiane, alla Francia meridionale, alla Spagna e al Portogallo, mentre dal 2006, ha fatto la sua comparsa in Olanda e Belgio.

Il fungo responsabile della maculatura bruna è loStemphylium vesicarium, la cui patogenicità è legata alla produzione di tossine che giocano un ruolo chiave nelle prime fasi del processo infettivo. I frutteti più colpiti sono localizzati in zone umide, con terreni compatti e asfittici, per lo più in impianti fitti in cui il ricircolo dell’aria è limitato. Altri fattori che favoriscono la sopravvivenza e lo sviluppo dei miceti sono frequenti irrigazioni e una mancata cura del cotico erboso. Temperature comprese tra i 20 e i 25°C e bagnature prolungate (>10 h), ne agevolano ulteriormente la diffusione.

I sintomi si manifestano dalla fioritura fino alla raccolta e possono coinvolgere tutti gli organi verdi della pianta: foglie, germogli, piccioli e soprattutto frutti, i quali possono essere colpiti anche per oltre il 90% di incidenza.

Sui tessuti verdi compaiono macchioline puntiformi rotondeggianti di colore bruno scuro grandi pochi millimetri, che vanno poi ad estendersi su superfici sempre più ampie, con conseguente necrotizzazione. Sui frutti, le macchie si concentrano principalmente nella zona calicina del frutto o nella parte di epidermide più esposta al sole. Nei casi peggiori, la malattia può penetrare in profondità, intaccando la polpa fino a farla marcire.

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Ticchiolatura del pero

L’agente che provoca la ticchiolatura del pero è il Fusicladium pyrorum, forma imperfetta dell’ascomicete Venturia pirina. La ticchiolatura del pero, a differenza di quella del melo, supera l’inverno sia come pseudoteci (prodotti da V. pirina) presenti sulle foglie cadute a terra, sia come micelio della forma imperfetta (F. pyrorum) presente nelle perule delle gemme e nelle fessure dei rami.

Le infezioni sono favorite da periodi piovosi, umidi, caratterizzati da sbalzi termici. Le varietà maggiormente colpite sono Kaiser, William, Guyot, Coscia, Decana e Passa Crassana.

In primavera quando si manifestano condizioni ambientali favorevoli, le ascospore prodotte dagli pseudoteci, vengono trasportate dal vento fino a raggiungere i tessuti recettivi del pero, germinano e danno inizio alle infezioni primarie. Da queste si generano i conidi che danno avvio alle infezioni secondarie che si susseguono durante la stagione.

La malattia colpisce foglie, frutti e germogli. Le foglie vengono colpite sia nella pagina superiore che in quella inferiore e presentano macchie tondeggianti vellutate di colore bruno-olivaceo a causa delle fruttificazioni agamiche del micete. Raramente si sviluppano deformazioni del lembo e le foglie colpite saltuariamente disseccano e cadono a terra.

I rami vengono colpiti solamente quando ancora in fase erbacea, lasciando però evidenti danni anche in seguito alla lignificazione. I rami colpiti presentano inizialmente piccole tacche nerastre che successivamente si rigonfiano per poi fessurarsi longitudinalmente facendo fuoriuscire le fruttificazioni del fungo dall’aspetto polverulento e di color brunastro.

I frutti che vengono colpiti dalla ticchiolatura presentano macchie dello stesso diametro con contorno netto, vellutate, in quanto ricoperte da una leggera muffa di colore bruno-olivaceo, molto simili a quelle che interessano le foglie. Nel caso in cui vengano colpiti i frutticini da poco allagati, potrebbe verificarsi un’ingente caduta degli stessi, mentre sui frutti in fase di accrescimento possono insorgere deformazioni importanti e profonde fenditure dovute all’atrofia dei tessuti colpiti.

Ruggine

L’agente responsabile della ruggine del pero è Gymnosporangium sabinae ed è un microrganismo eteroico, ovvero compie il suo ciclo biologico su due piante: pero e ginepro. Durante l’inverno il fungo conserva il suo inoculo su ginepro fino alla primavera; successivamente si diffonde attraverso il vento fino a raggiungere le foglie del pero dove germina e perfora la cuticola. Questa malattia fungina è presente soprattutto in aree montuose e collinari, e interessa tutti gli organi del pero già a partire dalla primavera.

L’infezione parte solitamente dalle foglie, le quali presentano macchie di forma ovale, con tessuti ispessiti che assumono una colorazione giallo scuro con alone più chiaro. In seguito, sulla pagina inferiore della foglia, compaiono escrescenze mammellonari dalle quali affiorano coni di colore bianco.

Più raramente vengono colpiti frutti e rami in maniera diretta. In casi di elevate pressioni, le piante affette da questa malattia tendono a non fruttificare regolarmente, oppure producono frutti di ridotte dimensioni.

Septoriosi

Questo fungo colpisce occasionalmente il pero e la sua intensità varia in funzione della suscettibilità varietale (la Coscia ad esempio è una delle varietà maggiormente suscettibili).

Nel caso di infezione, i sintomi compaiono su foglie e più raramente su frutti con tacche brunastre del diametro di 3-4 mm, caratterizzate dall’area interna più chiara. Le foglie colpite, tendono a cadere anticipatamente rallentando conseguentemente lo sviluppo e la crescita della pianta stessa, frutti compresi.

I primi sintomi di Seproria pyricola compaiono già dal mese di giugno, con un netto aumento nei mesi estivi e autunnali. La diffusione di questo patogeno avviene per mezzo di conidi trasportati da pioggia e vento, i quali, soprattutto in presenza di acqua, germinano e penetrano nella pianta, avviando il processo infettivo. Annate caratterizzate da elevate precipitazioni durante i mesi primaverili-estivi, favoriscono la patologia.

Moniliosi

Il fungo responsabile di questa malattia è la Monilia Fructigena. I danni della moniliosi sono a carico principalmente dei frutti, ma possono interessare anche fiori, foglie e rami. Gli attacchi a carico dei fiori, relativamente frequenti durante i periodi molto umidi e piovosi, causano l’imbrunimento dei petali e la necrosi dell'ovario. Su foglie e germogli, gli attacchi sono poco frequenti ed eccezionalmente producono disseccamenti degli organi colpiti. I rami invece presentano tacche nerastre e allungate dove, nei casi più gravi, possono giungere al completo disseccamento.

I frutti colpiti invece sono soggetti ad un rapido imbrunimento, fino alla copertura di cuscinetti miceliali di colore giallastro, disposti circolarmente. Talvolta questo fungo riesce addirittura a penetrare attraverso il canale stilare, provocando un marciume a cuore verso la parte interna del frutto.

Piante con lesioni sulla superficie dei frutti, ma anche una debolezza generalizzata delle stesse, rappresentano fattori che favoriscono la proliferazione di questa malattia fungina ai danni del pero.

Cancri rameali

Cancri e seccumi a danno dei rami sono provocati da vari funghi fitopatogeni presenti in natura. I principali sono:

  • Nectria Galligena
  • Botryosphaeria Obtusa
  • Diaporthe Perniciosa
  • Valsa Ceratosperma

L’intensità degli attacchi di questi funghi varia di anno in anno, condizionata soprattutto dall’andamento climatico. Anche il potenziale d’inoculo presente, l’umidità, terreni acidi, argillosi e ricchi di azoto, possono influenzare la diffusione di questi funghi che risultano particolarmente dannosi in presenza degli impianti più vecchi.

Tutte le specie sopracitate riescono a infettare la pianta ove presenti ferite che ne consentano l’accesso diretto ai tessuti. La loro presenza si manifesterà poi con lesioni cancerose, screpolate e contornate da una sorta di barriera creata dalla pianta stessa nel tentativo di arginare il processo infettivo. Nel caso in cui gli attacchi da parte di queste malattie fungine risultino particolarmente intensi, si potrebbe andare incontro a veri e propri processi di necrotizzazione del tessuto legnoso, in grado di compromettere la stabilità della pianta stessa, portando anche al marciume dei frutti addirittura in fase di post-raccolta.

 

Pubblicato da Adama Italia

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