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Le malattie fungine e le principali problematiche della vite

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Per studiare la miglior strategia per contrastare un problema è indispensabile conoscerne ogni aspetto, discorso valido anche per risolvere i rischi connessi alle malattie fungine e tutte i possibili rischi a danno della vite. Questa coltura in Italia ricopre circa 630.000 ettari, distribuiti piuttosto equamente da nord a sud, in quanto ogni area propone varietà tipiche della zona geografica di provenienza.

La produzione di vino è strettamente connessa alla tipologia di coltura, infatti, proprio in funzione dei metodi agricoli utilizzati, si suddivide in:

  • DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), ovvero la classificazione più alta dove vi sono criteri molto restrittivi su quali varietà sono permesse o meno 
  • DOC (Denominazione di Origine Controllata), la più diffusa in Italia, dove anche in questa classificazione non tutte le varietà sono incluse
  • IGT (Indicazione Geografica Tipica), focalizzata e strettamente connessa alla tipicità del territorio e riserva minor importanza alle varietà.

Trattandosi di una coltivazione legnosa è esposta a molteplici rischi causati da fitoplasmi, malattie a carico del tronco e delle radici, insetti e patologie fungine. In questo articolo tratteremo tutte queste problematiche andando ad elencare quelle che maggiormente interessano questa coltura mettendo a repentaglio la produttività e la qualità del raccolto.

Le principali problematiche della vite causate da funghi sono:

  • Peronospora (Plasmopora viticola)
  • Oidio (Erysiphe necator e Oidium tuckeri)
  • Botrite o muffa grigia (Botrytis cinerea)
  • Escoriosi o necrosi corticale (Phomopsis viticola)
  • Marciume nero degli acini o black rot (Guignardia bidwelli)
  • Mal dell’esca.

Associate a queste troviamo poi le malattie causate da fitoplasmi o da giallumi della vite, oltre ad alcuni insetti che attaccano questa pianta. Di queste due categorie fanno parte:

  • Flavescenza dorata il cui vettore principale è Schaphoideus titanus
  • Legno nero il cui vettore principale è Hyalesthes obsoletus
  • Tignoletta della vite (Lobesia botrana)
  • Cicaline (Empoasca vitis, Zygina ramni, Scaphoideus titanus).

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Le malattie fungine della vite

Peronospora

2004 peronospora Lavezzola 011

La peronospora della vite è una malattia fungina causata dal micete Plasmopara viticola ed è una delle più gravi patologie a danno dei vigneti in quanto colpisce pressoché tutti gli organi erbacei della pianta penetrando anche nei tessuti. Questa tipologia di attacchi porta a una riduzione dell’attività fotosintetica con conseguente minor resa sia in termini quantitativi che qualitativi.

Le conseguenze a cui risultano soggette le piante infettate non sono però solo connesse all’annata in cui la stessa si manifesta, bensì potrebbero compromettere anche le successive in quanto il fungo riduce le riserve nutritive della vite, portandola alla perdita di vigore che verrà recuperata solo col tempo, condizionando quindi la produttività degli anni a venire.

Il ciclo vitale della peronospora

Questo fungo sverna come spora sessuata all’interno di residui vegetali infetti. Qui durante l’inverno rimane dormiente per poi germinare in primavera in concomitanza di condizioni climatiche favorevoli che, per questo fungo, equivalgono a temperature minime e superiori ai 10°C, periodi di precipitazioni pari o superiori ai 10 mm in 24-48 ore, nonché lunghezza dei tralci di almeno 10 cm.

Nel caso in cui si verifichino queste condizioni si ha l’avvio della cosiddetta infezione primaria, riuscendo infatti le spore a raggiungere aperture stomatiche sulle piante, dove si innestano e penetrano. Il periodo di incubazione, ovvero prima che sia evidente la presenza di questa patologia, varia dai 4 ai 23 giorni, influenzato da temperatura e umidità relativa. Durante questo lasso temporale il patogeno si sviluppa penetrando nelle cellule e iniziando a sottrarre loro il nutrimento, creando quello che sarà poi terreno fertile per lo sviluppo dell’infezione secondaria.

Al termine del ciclo vitale del micete questo avrà esaurito le fonti di nutrimento, durante le ore notturne si avrà pertanto la fuoriuscita dei rami conidiofori ove si verifichino per almeno 4 ore umidità dell’aria superiore al 92%, foglie bagnate e temperatura di almeno 13°C. Questo provocherà la formazione della caratteristica muffa bianca, con conseguente diffusione delle zoospore che daranno avvio alle successive infezioni.

Sintomi dell’infezione da peronospora

Questa malattia fungina colpisce indistintamente tutti gli organi della pianta, dalle foglie ai germogli, dalle infiorescenze fino ai grappoli della vite, andando pertanto a condizionare la resa in termini qualitativi e quantitativi.

I sintomi che evidenziano la presenza di peronospora della vite sono facilmente riconoscibili, tra questi possiamo considerare:

  • Il classico bottone o macchia gialla sulle foglie della pianta, con conseguente caduta di quelle maggiormente colpite
  • La presenza di muffa bianca nella pagina inferiore delle figlie stesse in alcuni casi
  • Gli acini colpiti risultano disseccati o a forma di “s” e di colore bruno

Come proteggersi dalla peronospora della vite

Per prevenire e far fronte dalla diffusione del fungo Plasmopara viticola è necessario mettere in atto azioni di difesa specifiche nei confronti di questo micete.

In primo luogo è bene attuare pratiche preventive e di contatto, impiegando prodotti specifici da depositare sulle superfici esterne degli organi vegetativi della pianta, fattore che impedirà l’incontro delle spore e dei conidi del patogeno con il micete. L’importanza di queste azioni risiede nella loro tempestività, ma anche nella precisione della copertura degli organi per evitare la diffusione dell’infezione primaria.

Nel caso in cui questo non bastasse, o semplicemente non abbia garantito i risultati sperati, bisognerà agire con prodotti curativi al fine di bloccare lo sviluppo del fungo durante il periodo di incubazione e dopo l’avvenuta sporulazione.

Oidio

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L’oidio, noto anche con il nome comune di mal bianco, è una malattia di origine fungina che si sviluppa soprattutto in presenza di condizioni climatiche umide, mediamente calde e in caso di scarsa aerazione, favorita inoltre dall’assenza di irrigazioni.

Questa malattia fungina della vite tende ad attaccare le foglie, le infiorescenze, i tralci ancora verdi e i grappoli, ricoprendoli con un pulviscolo bianco-grigiastro dal contorno indefinito nella fase iniziale dell’infezione. La lamina fogliare inoltre, con il propagarsi del micete, tenderà ad accartocciarsi verso l’alto portando i bordi e le nervature a necrotizzarsi, portando alla caduta la foglia stessa. Anche i germogli possono essere interessati precocemente in quanto il micete latente potrebbe ricoprirli interamente, facendo assumere loro una colorazione biancastra con il lembo fogliare ripiegato verso l’interno.

I tralci malati non lignificano completamente e spesso muoiono durante la stagione fredda invernale, l’apparato fogliare tende a deformarsi e funzionare in maniera irregolare, infine gli acini non giungo a maturazione e si crepano per la pressione che la polpa esercita sull’epidermide alterata. Nel caso in cui siano i giovani grappoli in fase di prefioritura quelli colpiti da questo fungo, si verificherà una colatura dei fiori e la successiva necrosi dell’intero grappolino.

Per combattere l’oidio è indispensabile agire a livello preventivo e non curativo, perché nel momento in cui ci si accorge della sua presenza, il suo contenimento risulta difficoltoso e pressoché impossibile.

Botrite o muffa grigia

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Un’altra malattia fungina che danneggia i vitigni è la botrite o muffa grigia. Questo micete colpisce germogli, boccioli, frutti e fusto penetrando attraverso le ferite della pianta provocando due diverse infezioni sull’uva: il marciume griglio e il marciume nobile.

Il marciume grigio tende a manifestarsi in corrispondenza della maturazione ed è favorito dalla costante e prolungata condizione di terreno imbibito o da un elevato grado di umidità con temperature comprese tra i 15 e i 25°C. In questa manifestazione i grappoli marciscono e il prodotto presenta una qualità scadente, dando luogo a vini poco stabili.

Per contrastare il patogeno è importante operare tenendo monitorati gli altri parassiti della vite, quali oidio, peronospora e tignole che possono provocare lesioni sulla pianta creando ideali via d’ingresso per la botrite. 

Il marciume nobile invece tende a manifestarsi in presenza di clima caldo e secco alternato a condizioni di consistente umidità, quali la deposizione di rugiada mattutina o di episodi piovosi. Questi tenderanno a innalzare il livello di umidità favorendo la diffusione limitata del fungo che aumenterà considerevolmente, per via dell’appassimento, il grado zuccherino dell’uva, senza però danneggiarla eccessivamente. 

Escoriosi o necrosi corticale

La necrosi corticale della vite, nota come escoriosi, è una potenziale patologia fungina dei vitigni, in particolare per quelli situati in collina, e vede nelle varietà Cabernet, Groppello e Chardonnay quelle maggiormente esposte.

La Phomopsis viticola è il fungo micete che provoca questa patologia. Durante l’inverno questo fungo è presente come picnidi e miceli sui tralci delle viti o a terra; con l’arrivo della primavera e con l’azione delle piogge, i picnidi rilasciano le spore e il fungo si propaga e moltiplica tramite stomi o spaccature ai tralci rendendo evidenti le infezioni dopo circa 3/4 settimane.

Sulle piante colpite tendono a formarsi punti neri che danno luogo a escoriosi sulle foglie e alla base dei giovani germogli, i quali con l’espandersi provocano rotture e fessurazioni. Sui grappoli il fungo si inocula nell’acino alla germogliazione in primavera, dove rimane latente fino alla maturazione. Giunti a questo stadio gli acini tendono ad assumere una colorazione blu-violacea con l’epidermide cosparsa da picnidi nerastri disposti in cerchi concentrici.

Per limitare e prevenire l’escoriosi, è necessario entrare in azione sin dal momento della potatura, tenendo separate le viti malate da quelle sane e rimuovendo tramite bruciatura le parti potate.

Marciume nero degli acini

Il marciume nero degli acini, noto anche come black rot, è causato dall'agente Guignardia bidwelli, un fungo infeudato su piante appartenenti alla famiglia delle Vitaceae. Si tratta di una problematica di recente comparsa, originaria del Nord America e giunta in Italia dalle regioni francesi.

Questo fungo sverna sotto forma di picnidi e periteci sugli acini mummificati e sul legno malato. Da qui in primavera le ascospore mature escono dai periteci e, trasportate da vento e acqua, sopraggiungono agli organi vegetali dove germinano dando avvio all’infezione primaria. Perché ciò avvenga non servono condizioni particolari, al contrario è sufficiente una temperatura media di 9°C e un quantitativo di pioggia pari a 3mm.

Successivamente sulla zona infetta tenderanno a formarsi nuovi picnidi contenenti le spore che daranno origine all'infezione secondaria.

La presenza di black rot è solitamente evidenziata da macchie circolari di varie dimensioni sulle foglie nella fase iniziale, ovvero dopo un paio di settimane da quando il micete si è instaurato sulla pianta. Sugli acini il danno inizia invece a evidenziarsi nella fase di ingrossamento provocando macchie puntiformi marrone chiaro che si propagano fino a causare l’avvizzimento dello stesso e conseguente disidratazione. Su questi ultimi infine appaiono i picnidi e i periteci nero-violacei che producono spore che potrebbero poi raggiungere, tramite pioggia e vento, altre piante sane e propagare così l’infezione.

Per prevenire questa patologia fungina risultano particolarmente utili interventi di lotta agronomica, quali l'eliminazione dei grappoli disseccati rimasti sulla pianta o la rimozione di vigneti abbandonati o viti inselvatichite presenti nelle vicinanze della coltura, in maniera tale da evitare la presenza di potenziali fonti d'inoculo.

Mal dell’esca

Con il termine mal dell'esca si identifica una malattia fungina che tende a danneggiare tronco e radici della vite. Questa problematica si manifesta solitamente nei mesi compresi tra giugno e settembre presentando sintomi evidenti su foglie, tralci, grappoli e legno dell'intera chioma o solo di singole branche.

La malattia può avere due distinte progressioni, ovvero una cronica, lenta e progressiva, con sintomi di diversa natura e intensità, oppure presentare un’unica fase acuta, con improvviso avvizzimento dell’intera pianta.

Il mal dell'esca è dovuto al concorso di più microrganismi fungini la cui natura e le cui azioni non sono state ancora definitivamente chiarite. La malattia è di tipo infettivo e progredisce generalmente lungo i filari, seguendo una certa continuità e progressione.

La diffusione sembra avvenire per il trasporto dell'inoculo con il materiale d'innesto o mediante gli strumenti impiegati nelle operazioni di potatura e trattamento delle piante. Per quanto riguarda l'influenza dei fattori agronomici, le forme di coltura della vite che prevedono grossi e frequenti tagli di potatura o di ringiovanimento, rappresentano sicuramente una delle condizioni che maggiormente favoriscono la diffusione del mal dell'esca. 

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Gli insetti dannosi per la vite

Tignoletta della vite

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La tignoletta della vite (Lobesia botrana) è l’insetto più dannoso che può svilupparsi nei vigneti. Questa specie è diffusa in tutta Italia anche se varia la popolazione che può risultare più o meno consistente a seconda della zona in cui risulta situata la coltura.

L’adulto della tignoletta assume le sembianze di una farfalla con ali brune che misura circa 11-12 mm. La larva è invece di colore giallo/verdastro con testa color miele della lunghezza di 10-12 mm. La Lobesia botrana può svilupparsi su una cinquantina di specie vegetali, anche se presenta una particolare predilezione verso la vite europea, in particolare pare si trovi a suo agio su alcuni vitigni a buccia fine e a grappolo compatto che appaiono più sensibili ai danni provocati dell’insetto. Inoltre vi è anche un’influenza dettata dalla tipologia di coltura, nello specifico i sistemi espansivi e con vegetazione molto sviluppata creano condizioni più favorevoli alla sopravvivenza e diffusione della tignoletta, la quale si avvantaggia dei microclimi umidi e ombreggiati.

Normalmente in Italia la specie compie tre generazioni l’anno, ma in ambienti caldi ne può sviluppare anche una quarta. La prima generazione, che attacca la vite nel periodo della fioritura, compie danni di modesta entità dal punto di vista economico. Inoltre uno sviluppo anche notevole della prima generazione non porta automaticamente a forti infestazioni successive dei grappoli.

Indipendentemente dalle strategie di difesa utilizzate, le generazioni che arrecano invece un danno economico consistente sul grappolo, sono la seconda e la terza, la cui dannosità per altro varia considerevolmente in rapporto ai vitigni e ai fattori colturali e climatici più o meno favorevoli allo sviluppo della muffa grigia.

Attualmente nella lotta contro la tignoletta della vite sono stati fatti passi avanti grazie all’impiego di trappole e feromoni che consentono di seguire l’andamento dei voli e individuare con precisione i periodi migliori per eseguire campionamenti e conseguenti trattamenti insetticidi.

Cicaline

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Le cicaline sono degli insetti succhiatori appartenenti alla famiglia dei cicadellidi e comprendono Empoasca vitis, Zygina ramni, Scaphoideus titanus. Solitamente di piccole dimensioni, le prime due sono specie estremamente polifaghe che vivono sia su piante coltivate che su quelle spontanee, anche se la vite costituisce l’ospite prediletto, quello sul quale possono arrecare i maggiori danni economici. Lo Scaphoideus titanus invece vive esclusivamente sulla vite sulla quale compie i maggiori danni come vettore del fitoplasma della flavescenza dorata e compie nell’arco solare una sola generazione. 

Lo svernamento avviene allo stadio di uovo, che viene deposto sotto la corteccia della vite, di solito in gruppi che vanno dai tre ai sei elementi. La schiusa delle uova è condizionata dalle condizioni climatiche in quanto necessita di una temperatura minima di 18°C e una massima di 27°C. Per questa ragione, in vigneto, le prime neanidi appaiono di norma intorno alla prima decade di maggio, mentre gli adulti sono presenti dall’inizio di luglio fino alla fine di ottobre, scadenza che si va via via prolungando per effetto dei cambiamenti climatici e delle temperature autunnali sempre più miti registrate negli ultimi dieci anni.

Malattie causate da fitoplasmi e giallumi della vite

Flavescenza dorata

La flavescenza dorata è una malattia epidemica molto pericolosa sia per gli effetti che determina sulle viti che per la sua velocità di diffusione.

L’agente che causa questa patologia è un microrganismo parassita, denominato anche fitoplasma, che può vivere solo se si trova all’interno di una vite o del suo insetto vettore, ovvero la cicalina Scaphoideus titanus.

I danni causati da questa problematica possono essere più o meno gravi a seconda dell’intensità dei sintomi, della quantità di tralci colpiti e dell’epoca di comparsa della malattia. In funzione degli stessi pertanto gli effetti negativi sulla produttività del vigneto possono essere diretti, provocando perdita dei grappoli per disseccamento o appassimento, oppure indiretti, causando l’indebolimento delle piante, la mancanza di tralci idonei per il rinnovo e, nei casi peggiori, portando alla morte della pianta.

La trasmissione della flavescenza dorata avviene per mezzo del di Scaphoideus titanus, insetto che si sviluppa, si alimenta e vive solo sulla vite, sulla quale, senza provocare nessun danno diretto, svolge una generazione all’anno.

La rapidità di diffusione di flavescenza dorata, così come la sua conseguente pericolosità per la coltura, è strettamente connessa a due fattori:

  • L’alta specificità ed efficienza di trasmissione dell’insetto vettore che vive strettamente infeudato alla vite
  • La presenza di viti infette che fungono da sorgente di infezione per le altre piante del vigneto e per gli altri vigneti.

La strategia per prevenire la diffusione di questa patologia della vite, si basa principalmente su tre aspetti, quali estirpazione delle piante malate, contenimento delle popolazioni dell’insetto vettore e impiego di materiale vegetale sano.

Legno nero

Il legno nero è un’altra patologia che affligge la vite e causata da fitoplasmi trasmessi in natura dalla cicalina Hyalesthes obsoletus Signoret, ospite occasionale di questa pianta che sopravvive anche su numerose piante erbacee, in particolare su ortica, erba medica e rovo.

I segnali che evidenziano la presenza di legno nero sono facilmente confondibili con quelli dei giallumi della flavescenza dorata, quindi includono:

  • Decolorazioni settoriali delle foglie con ingiallimenti nelle aree bianche e arrossamenti in quelle nere, che si estendono all’intera lamina fogliare, includendo anche le nervature
  • Accartocciamento verso il basso della lamina fogliare, che assume consistenza cartacea
  • Mancata lignificazione dei tralci, che risultano gommosi e con tendenza a ricadere verso il basso
  • Presenza sui tralci di punteggiature nere
  • Disseccamento dei grappolini, con possibile totale perdita della produzione.

Per poter distinguere quale sia il fitoplasma responsabile dell’infezione è indispensabile ricorrere ad analisi di tipo molecolare.

Attualmente non esistono prodotti chimici in grado di curare la malattia in maniera diretta. L’unico tipo di lotta possibile è la prevenzione, basata principalmente su interventi di tipo agronomico per evitare la diffusione della cicalina Hyalesthes obsoletus, quali il diserbo delle piante ospiti del vettore presenti all’interno o nelle vicinanze del vigneto e infine l’estirpazione delle piante infette.

Flora infestante

In tutte le coltivazioni legnose la gestione del suolo e, conseguentemente, della flora infestante, assume un’importanza non certo indifferente.

Come ogni coltura anche per la vite esiste il problema connesso alle piante infestanti e alla conseguente gestione delle resistenze.

Le piante infestanti possono essere molteplici e variano da coltura a coltura, indicando una qualsiasi pianta che possa arrecare danno nell’area dove la stessa si è sviluppata, in sostanza quelle che comunemente vengono definite “erbacce”. Anche per la coltivazione della vite esistono specie vegetali considerate infestanti, che sarebbe meglio non fossero presenti, ragion per cui risulta indispensabile prevenirne la comparsa ed eliminarle ove necessario.

Le specie infestanti possono inoltre essere suddivise in monocotiledoni, ovvero a foglia stretta, e dicotiledoni, quelle considerate a foglia larga.

In particolare nei vigneti italiani le erbe infestanti più diffuse includono:

  • Amarantacee
  • Amarella e assenzio selvatico
  • Asparagine
  • Cardo campestre e stoppione
  • Centocchio e stellaria
  • Chenopodio bianco
  • Erba medica
  • Euforbia
  • Forasacco
  • Gramigna comune
  • Grespino
  • Loglio
  • Malva selvativa
  • Ortica
  • Orzo selvatico
  • Setaria
  • Piantaggine
  • Senecione comune
  • Soffione o dente di leone
  • Veronica comune
  •  

Indubbiamente la combinazione più efficace per evitare l’insorgenza di queste problematiche vede le lavorazioni meccaniche del suolo associate a inerbimento, sfalcio e diserbo chimico.

In particolare la tecnica classica prevede un inerbimento controllato nell’interfilare, messo in atto con periodiche falciature, associato all’impiego di erbicidi sulla fila fino a un massimo di 1 metro come zona trattata.

Adama: una linea completa per la protezione della vite

Adama ha sviluppato una linea completa per proteggere la vite dall’attacco di funghi e insetti e per ridurre la formazione di malerbe nelle colture.

Le tecniche di diserbo prevedono l’impiego di erbicidi con applicazioni autunnali e primaverili addizionati con prodotti residuali per ampliare lo spettro d’azione e facilitando il controllo sulle erbe infestanti e sulle resistenze. Trattamenti da applicare al suolo e altri fogliari per contrastare anche dicotiledoni e graminacee.

Non mancano poi fungicidi appositamente studiate per proteggere i vigneti da peronospora, oidio, black rot e botrite, utili inoltre per accrescere produttività e qualità dei grappoli.

In ultimo vi sono una serie di insetticidi dall’efficacia elevata e, al contempo, in grado di garantire una bassa tossicità verso gli organismi utili, in particolare per tutelare la sopravvivenza delle api.

Brochure Linea Protezione Vite 2020

Pubblicato da Adama Italia

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