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Piralide e adulti di diabrotica

piralide

La piralide (Ostrinia nubilalis) è un lepidottero causa di ingenti danni alle coltivazioni di mais. A differenza della diabrotica questo fitofago è originario dell’Europa e per cause accidentali ha poi trovato diffusione anche in America. In Italia si trova principalmente nelle regioni settentrionali e centrali.

Questo lepidottero compie dalle 2 alle 3 generazioni all’anno svernando come larva matura nei resti di colture precedenti rimasti al suolo e nelle erbe infestanti. Le larve di prima generazione si sviluppano nell’arco di un mese e non attaccano mai le piante molto giovani. Gli esemplari primaverili del fitofago invece tendono a penetrare i tessuti fogliari delle giovani piante, rendendo evidente la loro presenza con caratteristici forellini presenti sulle foglie e allineati trasversalmente. Il primo volo di questa generazione si avrà tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio al crepuscolo e durante la notte, con accoppiamenti ai margini degli appezzamenti. Le femmine depositeranno poi circa 10 ovature di circa 15/30 uova ciascuna per circa una decina di notti consecutive; il periodo di incubazione durerà poi tra i 5 e i 10 giorni.

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Le larve di seconda generazione nascono dopo un periodo compreso tra 3 e 7 giorni dalla deposizione e si sviluppano sulle piante già cresciute, penetrando nei fusti, negli apici vegetativi, nei peduncoli delle spighe e nelle spighe stesse. Qui le larvette si nutrono di polline e verso il terzo e il quarto stadio penetrano nello stocco creando gallerie che indeboliscono la pianta.

Nelle aree più calde si svilupperà anche una terza generazione di piralidi, nate dalla deposizione delle uova a fine estate. Queste troveranno nutrimento nelle guaine fogliari e del tessuto del collare, dei fusti, dei peduncoli e della pannocchia.

I principali fattori che evidenziano la presenza della piralide nelle coltivazioni di mais includono la stroncatura dei fusti indeboliti a seguito delle gallerie scavate al loro interno dalle larve, l’abbattimento di pennacchi fiorali, la disarticolazione delle pannocchie che possono cadere nella fase di raccolta, danneggiamenti al tutolo e alla granella con successiva formazione di muffe e marciume, tutti fattori che diminuiscono notevolmente la rendita del raccolto.

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I danni causati dalla piralide

La percentuale di perdita per le coltivazioni di mais a causa di infestazioni da piralide varia dal 5% al 30% nelle annate con fenomeni particolarmente importanti. Questo aspetto rende pertanto le perdite dal punto di vista economiche piuttosto gravose, costringendo gli agricoltori a correre ai ripari quanto possibile.

È bene però tenere presente che la diffusione di questo insetto è particolarmente condizionata da diversi fattori, dall’area di coltivazione alla varietà, senza tralasciare l’andamento stagionale. Parlando invece dei danni si può fare una distinzione sui tre fronti coinvolti:

  • Fisiologici, legati alla formazione di gallerie che alterano le funzionalità metaboliche della pianta, fattori che portano a una riduzione della produzione proporzionale all’entità dell’attacco subito dalla coltura da parte dell’insetto
  • Quantitativi, ovvero la diminuzione della resa legata alla perdita di parte delle pannocchie in quanto non idonee perché danneggiate
  • Qualitativi, causati dalla diffusione di funghi che trovano nelle piante già danneggiate dalla piralide terreno fertile per la loro proliferazione. Questo andrà pertanto a intaccare la qualità del prodotto finito che potrebbe addirittura arrecare disturbi digestivi se ingerito da persone e animali nei casi più gravi.

 

Pubblicato da Adama Italia

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